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venerdì 12 febbraio 2016

Referendum trivelle, si vota il 17 aprile: il regalo del governo alle lobby fossili

trivelleReferendum17aprile

17 aprile, è questa la data del nuovo referendum sulle trivelle. Tempi ristretti per la campagna referendaria con l'inspiegabile (o forse una spiegazione c'è) decisione di non far coincidere il referendum con le amministrative.

Si sarebbe anche risparmiato sui costi con un'unica visita alle urne ma così non sarà e tra circa due mesi saremo chiamati a votare contro o a favore delle trivellazioni in mare. Una mossa che non convince.

Di recente, la Corte Costituzionale aveva confermato l'ammissibilità del quesito promosso dalla Cassazione. Le modifiche apportate dalla legge di stabilità alla normativa sulle trivellazioni non solo non sono sufficienti ma non rispondono davvero agli intenti dei promotori.

Per questo, i giudici hanno rimandato alla volontà popolare la decisione. Al referendum sulle trivelle dovremo esprimerci per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano essere prorogati oltre la loro naturale scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”.

“Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per l'indizione del referendum popolare relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. La consultazione si terrà il 17 aprile 2016è l'annuncio arrivato dal Governo l'11 febbraio.

La decisione suona come una beffa e, chiaramente, ha mandato su tutte le furie le associazioni. Per Greenpeace, si tratta di un vero e proprio attacco alla democrazia. Secondo l'associazione infatti, la decisione di andare alle urne il 17 aprile non solo riduce drasticamente i tempi per la campagna referendaria, utile a informare correttamente i cittadini ma brucia oltre 350 milioni di euro di soldi pubblici.

“Quella di Renzi e dei suoi ministri è una decisione "da furbetti", antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani. Il primo ministro sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi. È chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni degli italiani per privilegiare i petrolieri”

sostiene Greenpeace che ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitandolo a respingere la data proposta dal governo in nome della democrazia.

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<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Referendum?src=hash">#Referendum</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Trivelle?src=hash">#Trivelle</a>: il Consiglio dei Ministri stabilisce voto il 17 aprile. Come affossare la democrazia</p>&mdash; Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) <a href="https://twitter.com/Greenpeace_ITA/status/697724340209639424">11 Febbraio 2016</a></blockquote>
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Fa notare Legambiente che la decisione di non accorpare il referendum alle amministrative è la dimostrazione che questa consultazione disturba. Ma non solo. Secondo il presidente Rossella Muroni

“sulle trivelle, dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione, la cui ammissibilità verrà decisa a breve. Qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Questo elemento però il Governo non lo ha proprio considerato e adesso si rischia anche il paradosso che gli italiani, dopo il 17 aprile, potrebbero essere nuovamente chiamati a votare, sullo stesso tema, in una terza data, con ulteriore spreco di risorse”.

Per Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia,

“il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro”. Senza contare che “con 300 milioni di euro si potrebbe rendere più sicuro il nostro Paese agendo sul dissesto idrogeologico, si potrebbero disinquinare i nostri fiumi e i tanti tratti di mare oggi non balneabili, si potrebbe potenziare il trasporto pubblico e migliorare la vita e la salute di milioni di pendolari, si potrebbe finanziare il sistema delle aree naturali protette italiane”.

Paura che gli italiani siano contrari alle trivelle in mare?

Francesca Mancuso

LEGGI anche:

PETROLIO, STOP ALLE TRIVELLE NEI NOSTRI MARI. SI VA AL REFERENDUM

STOP ALLE TRIVELLE: 10 REGIONI CHIEDONO REFERENDUM CONTRO LO #SBLOCCAITALIA

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