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martedì 26 aprile 2016

Glifosato: tracce di veleno nella pasta e nei cibi che mangiamo tutti i giorni

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Il glifosato è un veleno nascosto nell’acqua che beviamo e nei cibi che mangiamo tutti i giorni. La rivista Test-Salvagente ha condotto dei test sui prodotti alimentari di uso più comune e ha presentato tutti i dati raccolti nell’ultimo numero del giornale.

Le analisi hanno riguardato 100 campioni prelevati da farina, pasta, biscotti, fette biscottate, corn-flakes, acqua di rubinetto e altri prodotti. I test hanno evidenziato che le tracce dell’erbicida glifosato possono essere presenti a livelli diversi nello stesso tipo di prodotto a seconda del lotto di appartenenza.

Per quanto riguarda i prodotti alimentari, i residui di glifosato ritrovati sono sempre risultati inferiori ai limiti di legge, anche se la loro presenza è apparsa davvero molto diffusa.

Il problema maggiore però riguarda l’acqua che beviamo tutti i giorni. Test Salvagente ha analizzato 26 campioni di acqua del rubinetto provenienti da città italiane diverse e in due casi è stato rilevato dalle analisi dell’Ampa un derivato del glifosato presente a livelli superiori ai limiti di legge e altrettanto tossico.

Oltretutto, come sottolinea Giovanni Dinelli, professore di Agronomia e culture erbacee all’Università di Bologna, “i campioni sono stati raccolti all’inizio di marzo, momento dell’anno in cui è più difficile riscontrare tracce di questa molecola che, tuttavia, è sempre di difficile ricognizione e non tutti i laboratori sono in grado di riuscirci”.

Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha anticipato a Test-Salvagente la propria strategia ‘glifosato zero’. La speranza è che l’Italia possa attivarsi per dire stop al glifosato come ha già fatto la Francia.

Negli ultimi mesi attorno al glifosato si è acceso dibattito molto importante. Il glifosato è l’erbicida più utilizzato del mondo sia nel settore agricolo che a livello domestico. Lo IARC, organismo che fa capo all’OMS, ha di recente inserito il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo, mentre l’EFSA ne ha smentito la pericolosità, senza però rendere pubblici gli studi su cui ha basato la propria posizione.

glifosato

La reazione delle industrie del settore alimentare dopo la pubblicazione dei risultati di Test-Salvagente sulla presenza del glifosato in acqua e cibo non si è fatta attendere.

L’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) sostiene che per quanto riguarda le tracce di glifosato negli alimenti non esiste nessun rischio per la salute, nemmeno mangiando 200 kg di cibo al giorno per 365 giorni l’anno, basando i calcoli su dati EFSA:

“La pasta e i prodotti da forno italiani sono sicuri. La presenza di tracce di glifosato nella misura trovata dalle analisi di Test-Salvagente non rappresenta alcun rischio per la salute. Le quantità rilevate sono così minime che non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno” ha spiegato l’AIDEPI.

Possiamo davvero fidarci? Siamo certi che il glifosato non provochi alcun danno per la salute? Allora come mai lo IARC lo ha inserito tra i probabili agenti cancerogeni per l’uomo? Per evitare tracce di erbicidi e pesticidi nel piatto meglio scegliere cibi ‘bio’.

Francia, Svezia, Italia e Olanda sono contrarie al glifosato, mentre Germania e Gran Bretagna sono al momento favorevoli per quanto riguarda l’Europa. La Colombia, invece, avrebbe deciso di reintrodurre il glifosato per distruggere le piantagioni di coca, con l’idea di utilizzarlo come erbicida applicandolo manualmente e direttamente a terra, non con la fumigazione aerea delle colture.

Ora la speranza è che l’Italia si impegni davvero a bloccare la distribuzione e l’utilizzo di questo erbicida nel nostro Paese, dato che ormai il glifosato viene definito un veleno che minaccia silenziosamente la salute, le coltivazioni agricole e il Made in Italy.

Marta Albè

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