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Associazione Coscienza Spirituale "Sole e Luna"

mercoledì 27 aprile 2016

Meningite cos'è, cause e come riconoscerla

meningite cause

Meningite e cause. Se ne fa spesso un gran parlare ma in pochi sanno rispondere a queste domande: la meningite cos’è? Quali sono le cause che la scatenano? Ci sono precisi sintomi che consentano di riconoscere in tempo la meningite?

Come dice la parola, la meningite è un’infiammazione delle meningi, ossia di quelle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. Batteri o virus sono tra le principali cause, ma la meningite può essere provocata anche da determinati tipi di farmaci o da alcune malattie.

La meningite virale, o “meningite asettica”, è la forma più comune e meno grave, tanto che spesso non viene nemmeno diagnosticata perché presenta sintomi simili a quelli di una normale influenza. La meningite batterica, invece, è la forma rara, nella maggior parte dei casi anche molto grave per cui, se non viene curata immediatamente, può anche essere fatale.

Le cause della meningite

Quelle provocate dai virus, dunque, sono le infezioni più frequenti, ma anche le meno pericolose. La meningite virale o asettica può essere causata da alcuni tipi di cancro, da alcune malattie come la tubercolosi, da infezioni nei pressi del cervello o del midollo spinale come gli ascessi epidurali, da alcuni tipi di funghi, da alcuni farmaci, come antibiotici o analgesici antinfiammatori, e da malattie trasmesse da zecche (come la malattia di Lyme).

I virus che scatenano la meningite asettica sono per circa la metà il virus Coxsackie e echovirus, della famiglia degli enterovirus, che si trasmettono con il contatto a mano, con la bocca e con la tosse, o anche con il contatto con la materia fecale. Ma anche altri virus causano la meningite asettica: tra questi la varicella, l’herpes di tipo 1 ( herpes simplex o herpes labiale) e di tipo 2 (herpes genitale), l’HIV, la parotite, rabbia, il West Nile Virus e altri enterovirus.

Quanto alla meningite batterica, i batteri più frequentemente coinvolti nella sua insorgenza sono il meningococco, in particolare i suoi sierogruppi A, B, C, W 135 e Y, e il pneumococco. Nel primo caso, la trasmissione avviene per via respiratoria e nel 10-20 % dei casi la malattia ha un decorso fulminante e può portare alla morte in poche ore. Nel secondo caso, il batterio arriva al cervello attraverso il flusso sanguigno da altre parti del corpo e, oltre alla meningite batterica, può causare polmonite e infezioni alle prime vie aereee respiratorie. C’è poi la meningite da emofilo di tipo B (Hib) che fino agli anni '90 era molto diffusa nei bimbi al di sotto dei 5 anni. Ma ormai quasi tutta la popolazione ha sviluppato difese immunitarie contro questo tipo di batterio.

Tra i fattori di rischio della meningite asettica c’è un sistema immunitario già compromesso, l’esposizione a bambini in un asilo nido e l’esposizione a qualcuno con una recente infezione virale. Tra i fattori di rischio della meningite batterica ci sono l’età (la malattia colpisce soprattutto i bimbi al di sotto dei 5 anni, i giovani tra i 18 e i 24 anni e le persone anziane), la vita in comunità (studenti nei dormitori universitari, militari in caserma), fumo o esposizione a fumo passivo e altre infezioni alle prime vie respiratorie. Anche la gravidanza rientra tra le situazioni a rischio, dal momento che la donna incinta è più soggetta di altri alla listeriosi, che a sua volta può degenerare in meningite.

I sintomi della meningite

Tra i più frequenti ci sono:

mal di testa
febbre
letargia
irritabilità
sensibilità degli occhi alla luce
rigidità alla nuca
eruzioni cutanee e convulsioni

Nei neonati, i sintomi non sono così evidenti, ma possono piangere di continuo, essere molto irritabili, avere sonnolenza al di sopra della norma e scarso appetito. A volte ci può essere un ingrossamento della testa, soprattutto nei punti delle cosiddette fontanelle. Rivolgersi subito al pediatra è la prima cosa da fare.

Il tempo di incubazione può variare a seconda della causa dell’infezione: la meningite virale varia dai tre ai sei giorni, quella batterica dai 3 ai 10 giorni. La meningite, infine, è contagiosa di solito nella fase acuta.

Cosa fare in caso di meningite e in caso di contatto con una persona affetta

A confermare la diagnosi di meningite saranno gli esami del sangue e l'esame del liquido cefalorachidiano, che viene prelevato attraverso una puntura lombare. Nonostante alcuni progressi in campo medico, ancora oggi il 10-15% dei soggetti colpiti da meningite muore, mentre il 20-30% ha conseguenze gravi e invalidanti (amputazioni, danni cerebrali, sordità, epilessia, paralisi, ritardo neuropsicomotorio – Fonte Ospedale Bambin Gesù).

In caso di contatto “stretto e prolungato” con qualcuno affetto da meningite, più precoce sarà il trattamento maggiori saranno le probabilità che sia efficace e che l’infezione regredisca senza esiti. In ogni caso, deve essere praticata una terapia antibiotica su prescrizione medica specifica per il tipo di germe responsabile.

C’è, infine, da dire che la vaccinazione resta per ora l'unico modo disponibile per prevenire le meningiti batteriche. Per ogni famiglia dei principali batteri responsabili esistono dei vaccini:

- per l'Haemophilus Influentiae di tipo B, il vaccino si ritrova nel vaccino esavalente la cui prima dose viene somministrata già a partire dal 61° giorno di vita (a 3 mesi)
- per lo Pneumococco è disponibile un vaccino che protegge da 13 differenti ceppi di Pneumococco (anche questo praticabile dai primi mesi di vita)
- per il Meningococco esiste un vaccino contro il Meningococco C, uno contro il Meningococco B e uno in grado di proteggere da 4 diversi ceppi (A, C, Y, W 135).

Germana Carillo

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