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lunedì 23 maggio 2016

Il pianto dei bambini manda in tilt il cervello

pianto bambini

L’istinto dei genitori è qualcosa di innato, eppure finora nessuno si è chiesto se ciò riguarda anche le funzioni cognitive del cervello. Se avessimo solamente una reazione automatica ogni volta che sentiamo il pianto di un bimbo come riusciremmo a valutare l’ambiente circostante e trovare il miglior modo per rispondere alle esigenze del piccolo?, si legge nello studio.

Secondo lo studio condotto da un gruppo di psicologi dell’Università di Toronto, il pianto dei neonati avrebbe degli effetti importanti sul cervello a tal punto da arrivare a generare un conflitto tra le diverse funzioni cognitive.

Insomma, il modo di agire e di pensare delle mamme e dei papà potrebbe essere alterato dai capricci dei propri figli.

Il risultato dei test è stato pubblicato su Plos One. Il campione è stato ristretto a 12 volontari, a ognuno è stato chiesto di svolgere alcuni compiti come ad esempio, identificare i colori di una parola scritta senza prestare attenzione al significato, dopo aver sentito i loro bambini piangere o ridere per soli due secondi.

L'analisi a livello cerebrale è stata svolta attraverso un elettroencefalogramma e i risultati hanno dimostrato che coloro che avevano ascoltato il pianto erano più lenti, prestavano meno attenzione, rispetto a quelli che avevano ascoltato una risata.

Il pianto del bambino distraeva i volontari riducendone l’attenzione perché automaticamente il cervello era diviso tra la necessità di correre dal piccolo e la volontà di completare il test con le parole.

I genitori si trovano costantemente in questa situazione. Si possono trovare nel bel mezzo delle faccende domestiche mentre suona il campanello di casa e il bimbo comincia a piangere: come fanno a stare calmi e a capire quando devono mollare ciò che stanno facendo per andare dal bambino? si legge.


Se il pianto del piccolo attiva un conflitto cognitivo nel cervello, potrebbe anche insegnare ai genitori come focalizzare meglio l’attenzione. E’ questa flessibilità cognitiva che permette ai genitori di destreggiarsi rapidamente tra il bambino e le altre necessità, cosa che per paradosso può anche significare di dover ignorare momentaneamente il bambino, conclude lo studio.

Quindi, in una visione in chiave positiva secondo i ricercatori il pianto del bambino a lungo andare potrebbe abituare i genitori a essere sempre più multitasking.

Dominella Trunfio

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